LEGGI LE PRIME PAGINE DEI RACCONTI DI “VIETATO ALLE MINORI DI 45”

 

VIETATO ALLE MINORI DI 45 lo trovi in ebook o cartaceo  su tutti gli store.
VIETATA OGNI RIPRODUZIONE ANCHE SOLO IN PARTE.

A seguire, l’autrice mette a disposizione le prime pagine, per un “assaggino” di ogni racconto. Vengono riportate anche alcune note che approfondiscono un po’ il tema narrato.

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Dobbiamo abituarci all’idea che ai più importanti bivi della nostra vita non c’è segnaletica.  (Ernest Hemingway)

PROLOGO

Dove sono capitata?
Ho fatto un atto di fede e ho seguito la mia amica Grazia, sapevo che non c’era tutta, ma non credevo che fosse così fuori di testa.
Sono in tuta e calzerotti, all’ingresso mi hanno consegnato una cartelletta con dei fogli bianchi, matite colorate e un ventaglio… Booh!
Mi sembra di essere in una riunione di alcolisti anonimi ma, ci sono solo femmine datate come me, un gruppo di self-help sulla menopausa?
-Ciao, sono Tizia e sono in menopausa da un anno…-
Una giornata di discussione e informazione condotta da un’ostetrica? Probabile.
Un sabba di donne che in preda a scompensi ormonali, al posto della scopa usano un ventaglio? Grande!
Un gruppo di sfigate che non ascoltate più da figli adolescenti, mariti dormienti, genitori sclerotici, hanno deciso di raccontarsi tra di loro? Forse sì!
Intanto mi siedo, mi è venuta una scalmana, aspetta, aspetta… Aspetta che uso il ventaglio! SWAMMMMM!! SPLAT …SPLAT…SPLAT… Ahhhhh! Un po’ di aria, che refrigerio, ora va meglio.
Hanno tutte un cartellino con il loro nome: ANNA, STEFANIA, ROSA, GIULIA.
Tante donne, tante storie.

Anna racconta le stagioni della vita, del significato di ricercare il bello nelle cose che cambiano.
Stefania, è giunto il tempo in cui, la sfumatura di grigio, è quella del tuo pelo pubico. Piccante e trasgressiva, narra con sincerità della sessualità di ieri, di oggi e di domani.
Rosa, sangue rosso, il valore simbolico delle mestruazioni, di quando ci sono e di quando non ci sono più.
Signori e signore, strategie (anche un po’ hard), su come continuare ad essere coppia, dopo che i figli e gli ormoni ti hanno lasciato. Per non far che sia, la solita minestra.
Giulia e le scalmane…aiuto ho le svampe! Consigli per l’uso delle terapie a sostegno.
Maddalena, la donna che viene dal passato. Ci ricorda, cosa vuol dire essere femmine unite e del potere creativo delle donne, che va oltre a quello procreativo.
Manuela, quando interrogando lo specchio, la risposta riflessa non ti convince.
Barbara, racconta dei muscoli del piacere e di come allenarli.

Se nell’adolescenza lo scopo del passaggio era quello di far nascere dalla bambina la donna, con la menopausa qual è?  Da donna a… vecchia? No! Da donna a donna saggia? Forse.
Sicuramente, uno dei fini, è di mettersi a fuoco e passare dalla cura di tutto ciò che è fuori di noi, alla cura del dentro di noi. L’onda ci può travolgere, oppure, la possiamo cavalcare.
Se poi scalmana deve essere, allora SCALMANIAMOCI!

ANNA E L’ALBERO DELLA VITA.
Le stagioni e i cambiamenti.

Ti racconto la storia di Anna…
Suo marito era solito dire – Ci sono le stagioni, amore. Dunque… prima viene la primavera ricca di colori, profumi, dove tutto nasce, cresce. Il turbinio del vento sbarazzino tutto intorno alla bellezza, alla giovinezza, alla freschezza. Una stagione ricca di promesse: la vita urla, con tutta la sua forza, la sua vitalità. –
E mentre le raccontava questo, probabilmente senza neanche accorgersi di quello che faceva, mimava con le braccia un albero che cresceva e germogliava.
Poi– Continuava sempre lui nel racconto – C’è l’estate, le messi sono mature, si miete il grano, si raccolgono i frutti succosi e turgidi nel caldo sole di questa stagione. –
A questo punto del racconto, il marito/albero di Anna, con le sue braccia/rami, cercava di farsi più turgido e il viso/frutto gli diventava paonazzo dallo sforzo di far maturare qualcosa che poteva essere… un pomodoro per la salsa!
Quando arriva l’autunno, le foglie cadono, tutto si raggrinzisce, secca, non nasce più niente…la natura si prepara per il gelo e il sonno dell’inverno. –
Le dita/foglie tremolavano, le braccia/rami si rattrappivano, il marito/albero … cavolo! Si rinsecchiva!
Poi, con uno sguardo compassionevole e dopo una ragionata pausa, aggiungeva… –E noi, caro amore mio, siamo proprio qui, in questa “autunnosa” stagione della nostra vita. –
Lei annuiva tutta compita, consapevole della “santità” di quelle parole.
Del resto, quel discorso sembrava non fare una grinza. Grata del fatto che le avesse risparmiato l’imitazione dell’inverno, non l’avrebbe proprio sopportata!
Forse, neppure l’amato era pronto per quella performance.
Se si fosse esibito “nell’albero d’inverno”, si sarebbe messa di certo a urlare, con la conseguenza di dover poi dare delle spiegazioni.
No, qualsiasi cosa avesse detto, lui non poteva capirla. Sarebbe stato perdere tempo in spiegazioni inutili, era energia sprecata.
Suo marito non poteva capire, ma anche a lei sfuggiva, il perché quel racconto la metteva sempre sottosopra; non era la prima volta che lo sentiva, ormai, doveva esserci abituata.
Dentro di lei quelle parole sobbalzavano stridendo, nella sua testa, nel suo cuore, nella sua pancia.
Cozzavano, combattevano, non riusciva proprio a digerirle.
Stridevano…screech…gesso sulla lavagna.
Screeech…forchetta che gratta la pentola.
Screeech… hai mai provato a mettere in bocca la carta stagnola e masticarla? Roba da far venire la pelle d’oca sui denti!
Ecco, era così! Quando Anna sentiva questo discorso, le veniva la pelle d’oca dappertutto, anche sui denti!
Non per le stagioni, quelle ci stavano, sentiva che facevano parte della natura, delle cose, erano giuste.
I cicli erano vita, come in natura. Credeva giusto che, anche l’esistenza umana, fosse in sintonia con la terra su cui viveva.
Probabilmente era l’ineluttabilità del fatto che non accettava, l’impossibilità di non poter fare diversamente, il… NON SI FUGGE.
Lì, inchiodata alla croce delle stagioni che passano, senza poter far nulla…impotente.
Che cosa vuoi…così è la vita!
Merda! Pensava, così è la vita? No! Non poteva essere solo così!
Tanto valeva, allora, essere davvero nata albero! Anzi, no. Sasso!
A questo punto, forse, era meglio essere un sasso! Si! Giusto, un sasso!
Il massimo che ti può succedere, se fai una vita da sasso, è che qualcuno ti dia un calcio e tu ti sposti un po’ più in là!
Una vita a rotolare se trovi uno scemo che ti dà un calcio, altrimenti niente, niente di niente, senza problemi, senza foglie, senza radici, senza stagioni.
Anna, era nata donna e per giunta era una tipa accesa, sensibile, niente a che vedere con i sassi; quindi in quel momento specifico della sua vita da donna, era consapevole che quello che arrivava era l’inizio della sua stagione autunnale. …(continua)

STEFANIA, QUANDO LA SFUMATURA DI GRIGIO È QUELLA DEI TUOI PELI PUBICI.
Due parole sulla sessualità femminile.

L’acqua scorre sulla pelle, il mio corpo è cambiato… un rigagnolo schiumoso dal collo scende nel solco tra i miei seni, appesantiti.
Una bolla iridescente indugia nell’incavo del mio ombelico poi, riprende il suo cammino per scoppiare, infine, sui peli diventati radi, grigi e non più ricci del mio pube.
Ti chiamavamo “patatina” io e la mamma, raramente, sottovoce, con pudore.
Il pudore di chi vuole nascondere, non svelare, forse tutelare; da chi, da che cosa…boh!
Solo scoprendoti, con il tempo ho capito… era solo ignoranza, antiche credenze, modi di dire, di donne dall’esistenza povera, femmine non libere di esprimere la propria sensualità; idee, frutto di antichi miti tramandati di generazione in generazione, come la maledizione biblica.
Papà non ti chiamava per niente, però quando eccezionalmente era costretto a nominarti diceva: “La natura”.
Quando chiami per nome qualcuno, vuol dire che lo conosci, quantomeno ti è stato presentato.
Tu hai più nomi che peli, ma non credo che a nessuna donna sia mai stata presentata, la sua “passerina”.
La interpreto positivamente la storia di tutti questi nomi, nel senso che, ciascuna ti chiama come meglio crede, in maniera affettuosa, un po’ come si fa con i figli.
Oppure disprezzandoti…se tu sei motivo di spregio tra quelle genti, fogna, cloaca, guersa, guallera, mona, mussa, sorcia, sgnacchera….
Probabilmente sarai chiamata dalla stessa persona in maniera diversa secondo l’età, del momento, del sentimento, come succede a me.
O forse non hai “il nome”, a parte quello scientifico, perché sei innominabile, ebbene sì! Nel nostro civilizzatissimo mondo occidentale, per alcuni tu resti ancora una cosa indecente, oscena, sconveniente, sconcia, scurrile. Innominabile, appunto, da non chiamare, se non in modo volgare e plebeo, “fregna” o tecnico, scientificamente epurato e asettico “vulva”.
A scuola sul libro di scienze c’erano molte pagine che insegnavano l’apparato respiratorio, quello digestivo, ma il tuo capitolo era molto breve e parziale, infatti, mezza paginetta di anatomia e riproduzione…ovviamente sulla funzione del piacere neanche la “P”, la lettera iniziale della parola, PIACERE.
Dicevo che non mi sei mai stata presentata ed io, come ciascun’altra donna, ti ho conosciuto solo vivendoti, nella quotidianità degli odori, degli umori, nel sangue, nei bidè, nella scoperta, nel dolore e nel piacere.
Una conoscenza che dura da tutta una vita e che, in ogni periodo di essa, da nuovi spunti di approfondimento.
Ho cominciato a conoscerti tardi, molto tardi, peccato; chissà come sarebbero andate le cose se la mamma e il papà avessero trattato te, come trattavano il “pisello” di mio fratello.
Riccardo, il “pisello”, ce l’aveva sempre in mano, anche solo per le cinque-sei volte il giorno che faceva la pipì. A differenza mia, lui non doveva nascondersi, anche nel bel mezzo di un viaggio in macchina, quando gli scappava, la faceva: in piedi, contro gli alberi, senza doversi nascondere e ovviamente senza poi lavarsi le mani!
Una volta se lo era addirittura colorato di rosso e orgoglioso aveva tirato giù le mutande, andando in giro, pavoneggiandosi e facendolo vedere a tutti.
Se lo toccava spesso e in pubblico, la mamma gli diceva semplicemente di non toccarsi; ricordo una volta che ti ho toccato io, apriti o cielo! Due occhi preoccupati, scandalizzati, increduli puntati addosso e un gelido, sibilante “le brave bambine non fanno queste cose!”.
Che cosa non dovevano fare le brave bambine, toccarsela? Perché?
Che cosa succedeva se lo facevo… era anche piacevole!
Perché non dovevo fare una cosa, se mi dava godimento?
Non è nella natura dell’umana specie, cercare il piacere e sfuggire al dolore? Perché allora, mi si chiedeva di fare una cosa contro natura?
Credo di aver incominciato a capire in quel momento, che i maschi e le femmine non sono uguali.
Ricordo che mi arrabbiavo moltissimo quando mi facevano lavare i piatti “perché erano cose da femmina” e a Riccardo no, oppure lui lo facevano uscire la sera con gli amici ed io chiusa in casa! Lui non tornava incinto e se succedeva, poteva sempre non riconoscerlo, il figlio non voluto! Non c’era ancora in voga la prova del DNA.
Torniamo a noi, cara “patata mia”, ti ricordi il giorno che ti ho scoperto?
Sì, vero? Esperienza fantastica! Nel letto, ammalata, avevo circa undici anni, qualcosa di ancora sconosciuto ha portato la mia mano verso di te, un senso di languore, una morbidezza, una specie di acquolina in bocca, ma in un’altra bocca, tra altre labbra.
Strana cosa succedeva sotto le coperte, dentro le mutande, tra le mie cosce; pulsavi, umida, calda, spontaneamente il bacino ha preso a muoversi e il mio dito con lui, accidenti che sensazione, piacevole, stra-piacevole, mai provata prima.
Strusciarsi con un dito, due dita, tutta la mano, contro il lenzuolo o con un asciugamano fra le gambe, fare prove, vedere come reagivi alle varie pressioni, bearmi con i capezzoli turgidi (altra scoperta di quei giorni), nell’esperienza che solo poi ho scoperto, poteva chiamarsi “estasi”… (continua)

 ROSA SANGUE ROSSO.
Il significato delle mestruazioni, quando ci sono e quando non ci sono più.

 Ecco, sono in menopausa!
In effetti, non serviva comprare il test, bastava soltanto sapere che sei in menopausa quando non hai più le mestruazioni da almeno un anno. Punto.
Questa informazione ormai la trovi dappertutto, internet, riviste femminili, il tuo medico, al quale dovresti ricorrere più spesso per un confronto, per chiarimenti, per consigli; lui potrebbe essere un valido aiuto, pensaci, non interpellarlo solo per fargli scrivere le ricette di farmaci che altri ti danno.
Non è costato molto, lo stick per la diagnosi intendo, 15 euro ma sono stati soldi buttati via. Lo sapevo già!
Mi chiedo, a volte, che necessità abbiamo noi donne, di doverci confrontare sempre con qualcosa o qualcuno, fuori di noi. Anche quando le risposte le abbiamo già, dentro.
Oltretutto, ci sono rimasta abbastanza male quando ho visto il test al supermercato, accanto a quello della gravidanza. Questo ti fa capire, che la questione, è diventata da catena della grande distribuzione.
D’altro canto, è la prima volta nel mondo che ci sono così tante donne in menopausa, tutte noi, figlie del baby-boom. Perché, le grandi sorelle delle case farmaceutiche non dovrebbero cavalcare questa possibilità di enorme guadagno?
Basterebbe rispondere -Perché la menopausa non è una malattia– Probabilmente però, dire solo quello che NON È, diventa riduttivo, quindi parliamone! 1)

1) Dosare una volta l’ormone FSH non è utile al fine della diagnosi di menopausa, nella confezione ci sono due stick; in caso di esito positivo del primo, si esegue a distanza di 5-7 giorni il secondo. Le due positività, “dovrebbero” confermare la probabilità dello stato menopausale. La casa produttrice, rimanda comunque al ginecologo la diagnosi definitiva. La domanda è: cosa mi serve sapere che questo ormone è presente nelle mie urine (ad un dosaggio più elevato rispetto i cicli che avevo negli anni precedenti), se altri sintomi mi confermano che sono nel cambiamento? Non mi basta aver notato tutte quelle modificazioni come: cicli mestruali irregolari, vampate di calore, palpitazioni, insonnia, problemi gengivali, afte, secchezza vaginale, caduta dei capelli, sudorazione più intensa, secchezza oculare?

Ciao, mi presento sono Rosa, una “Gran Femmina”.
Cosa vuol dire essere una “Gran Femmina?”
Te lo spiego subito e probabilmente capirai presto che, anche tu lo sei!
Incominciamo con il capire perché, “una” diventa “Gran Femmina”

  • Perché, all’asilo (si chiamava così), quando con i bambini giocavo a Zorro, volevo fare Zorra ma, gli altri, dicevano che al massimo potevo fare la moglie di Zorro e quindi stare in casa a fare le polpette (una specie di palline fatte con la terra). Questa cosa, mi faceva andare fuori dai gangheri, anche se poi, ho scoperto, di essere invidiata dalle altre bambine, perché io, almeno, facevo la moglie dell’eroe! Pensa a che pochezza ci hanno educato, il massimo della libidine era il ruolo di moglie.
  • Perché, a casa, dovevo aiutare la mamma nelle faccende domestiche, mentre mio fratello no.
  • Perché, a dieci anni ho incontrato tre ragazzini delle medie che hanno tentato di tirarmi giù le mutande, dietro il cimitero della mia città.

Tu dici -Cosa ci facevi dietro al cimitero? – La risposta è: ho creduto alla loro storia della cattura di un serpente e quindi fiduciosa li ho seguiti… C’è voluto un po’ prima che mi fidassi ancora, di uno del loro sesso.

  • Perché, non importa quanto brava sei a scuola prima e al lavoro poi, se sei in lizza con un maschio… la poltrona è sua.
  • Perché, a un certo punto della mia vita, ho deciso che non m’interessava più essere uguale agli uomini, preferivo poter manifestare liberamente la mia diversità, cioè essere una donna. Quindi in automatico sono diventata una “Gran Femmina”, come credo sia successo alla maggior parte di noi.

Cosa vuol dire essere una donna, formato semplice, senza il “Gran Femmina” davanti?
Nel mio caso bisogna tornare al 12 marzo del 1974, avevo poco più di dodici anni e ho sanguinato per la prima volta… (continua)

GIULIA, LE SCALMANE E…
TERAPIA SOSTITUTIVA O VENTAGLIO?
Ciascuna ha la sua storia, i suoi bisogni, ciò che va bene per una, non va bene per l’altra. Bisogna parlarne, parlarne e ancora parlarne.

 Sono in una specie di bozzolo di tessuto umido che mi stringe, mi avviluppa, mi lega opprimendomi, non riesco più a muovere le gambe.
Fa caldo… molto caldo… dannatamente caldo.
Il cuore mi martella in petto, sembra quasi che voglia uscire, è una sensazione sgradevolissima; non ho male, solo, palpita in una maniera parossistica, come quando hai fatto una corsa ma, non ho corso.
Una specie di formicolio sale dalle spalle, lungo la nuca e arriva alla testa.
Mi battono le tempie, il caldo aumenta sempre di più, mi sembra di essere in una pentola a pressione, potrei anche iniziare a fischiare dalle orecchie, come avevo visto fare una volta da un cartone animato, non ricordo più quale.
Ho il viso in fiamme, mi sembra di prendere fuoco!
Devo liberarmi… C’è qualcosa che mi trattiene, è il bozzolo!
Il bozzolo di tela mi tiene prigioniera… è in fiamme!
Aiuto! Al fuoco! Brucio!
Mi sveglio.
Sono fradicia di sudore.
Stavo sognando. Accidenti, era solo un sogno.
Sono nel mio letto. Le coperte sono volate via, ecco cos’era il bozzolo di stoffa!
Il mio cuore è ancora accelerato, sono tutta bagnata di quel sudore che ha spento il fuoco, so che tra poco mi verrà anche freddo…
Ho avuto una “scalmana”.
Mi lascia sfinita, guardo mio marito che dorme al mio fianco, beato, ignaro, inconsapevole di quello che mi è appena successo.
Quasi, quasi, lo invidio lui non le proverà mai.
Rimango sdraiata nel letto, apro le gambe, le braccia, espongo più che posso la superficie del mio corpo al refrigerio della notte, nel tentativo di asciugarmi.
Mi appisolo, per poi risvegliarmi poco dopo, ghiacciata.
Ok mi alzo, vado in bagno mi devo cambiare o mi verrà un accidente.
Alcune volte succede che sono lievi e non sai bene se sei, sotto “svampa” o se fa veramente caldo, altre volte, come questa, sono più toste.
Io non ho mai sudato tanto, non mi sono mai ritrovata bagnata fradicia, a parte… a parte quando ho partorito, ecco lì sì che ho sudato, da tutti i pori, proprio come ora e poi, mi era venuto un freddo tremendo, da battere i denti dai brividi!
Ah! Le donne! Fisici forti e possenti, dalla perfetta alchimia! 1)

1)Ti può sembrare strano dire “dalla perfetta alchimia” parlando di menopausa e travaglio. Due eventi che possono essere associati ad esperienze, anche negative, come il dolore delle contrazioni e il fastidio delle vampe. Se però ci soffermiamo, al processo meramente biofisico e biochimico della cosa, non possiamo far altro che ammirare, il nostro orologio biologico che fa partire un ormone o stoppare la produzione di un altro, con l’adolescenza, le mestruazioni, l’ovulazione e la menopausa.  Oppure, il cambiamento ormonale, fisico e immunologico che ci permette di accettare, dentro di noi, con la gravidanza un essere che per metà, possiede un patrimonio genetico sconosciuto al nostro corpo, lo accetta e lo fa crescere, senza rigettarlo, come invece avviene normalmente con tessuti che non sono nostri, vedi trapianto di organi.  Lo stesso essere, ad un certo punto, interagisce con il nostro fisico, stabilendo, di mandare segnali bio-chimici che innescano il travaglio e il parto. Se non è alchimia perfetta e mistica questa…

 

Di giorno mi accorgo che mi sta venendo una vampata e mi preparo “cavalcandola” con il respiro, metto i polsi sotto il getto dell’acqua fredda (a volte funziona, a volte no), tutto sommato riesco a domarle.
Mi spoglio e mi vesto, secondo il mio personale meteo interno.
Sono quelle di notte che proprio non sopporto più, mi svegliano, mi lasciano bagnata, sfinita; non riesco a riaddormentarmi subito e quindi incomincio a pensare a ciò che devo fare nella mattinata, al lavoro, ai figli, alla vita, ai cambiamenti in atto… e così ciao, ciao Morfeo, non mi abbracci più!
Quando mi alzo, al mattino, sono distrutta, arrabbiata e stanchissima.
È diventato proprio difficile dormire, prima come toccavo il letto…paff, partivo, ora mi giro e mi rigiro senza pace, metto fuori e tiro dentro le gambe, pancia giù, pancia su, fianco di qui, fianco di là… brutto periodo.
Sono a pezzi, non posso continuare così, devo fare qualcosa.
OK, poiché non ho più sonno e incomincio a farmi le paranoie, sulle cose che mi aspettano fra due o tre ore, vado al computer e vedo se riesco a trovare informazioni interessanti su quello che mi sta succedendo.
Digito: “vampate…” e vai! Si apre un mondo intero d’informazioni e controinformazioni… speriamo di non perdermi.
Un sacco di pubblicità di pastiglie, gocce e tisane per “controllare le vampate, l’irritabilità e il peso”. Alla fine trovo quello che stavo cercando.

  “Le Vampate di calore (hot flushes della letteratura anglosassone,) rappresentano il sintomo più caratteristico e fastidioso lamentato dalle donne in menopausa.”

 Concordo

 “Al sopraggiungere di una vampata, la cute delle pazienti diventa improvvisamente rossa e calda, in particolare a livello della testa e del collo. Sudorazioni, vertigini, irritabilità, palpitazioni e parestesie rappresentano spesso dei sintomi di accompagnamento”

Le parestesie! È vero! Le avevo dimenticate, anche a me è capitato di svegliarmi con le mani in “formica”, iniziavo a pensare di avere un problema ortopedico e invece eccole qua, sono un sintomo della menopausa.
Perché lo chiamano sintomo? La menopausa non è una malattia e i sintomi sono sempre relativi a una malattia.
Forse, è perché i medici sono abituati alle malattie e quindi, per loro, è più semplice parlare di malattia che di fisiologia, o forse è anche perché, se dico “sintomo,” posso anche dire “cura”, così è più facile darti la pillola che medica tutto… Chissene!
In questo momento prenderei tutte le pillole del mondo, pur di fare una notte di sonno profondo e ristoratore!
Continuo la ricerca… (continua)

 SIGNORE E SIGNORI, STORIE DI COPPIE

TERESA, LUCIA, CONNY, LEA, CRISTINA, MONICA, MARYLISA, LUISA, GIOVANNA, LAURA,
EMILIO, UMBERTO, STEFANO, MAURO, MANRICO, UGO, P.J., FRANCO, GIORGIO, ANGELO.

Lei: cerco di vivere al meglio possibile il mio tempo, anche se è vero che tutto è cambiato, il fisico, la testa, il sesso… nel senso che il fisico si è trasformato, ma vivo e sperimento ancora attraverso questo mio corpo, è lui che mi permette di esistere, essere e ancora ESSERE.
La testa è cambiata, ma non sono diventata pazza anzi semmai più furba.
Il sesso è modificato, ma lo faccio ancora, non sono un’asessuata!
Il fisico è cambiato, ma non l’intensità delle emozioni che attraverso di lui posso ancora provare. Le emozioni non invecchiano.
Quando ero giovane, avevo sempre delle paranoie riguardo al mio corpo, lo vedevo poco attraente, pieno di difetti, cercavo sempre di assomigliare a qualcuna che non ero io; oggi sono contenta di come il mio fisico continua a farmi esprimere fascino, stile, personalità.
Posso finalmente pensare di non dover piacere a tutti. Che sono desiderabile per quello che sono e comunico, non per quello che altri dicono o vogliono che io sia. Non ho più bisogno di essere una “velina” anzi, no! Ai miei tempi non c’erano le veline, c’erano le ragazze del “Drive in”, certamente più in carne di quelle di oggi. Tu guarda come cambiano i modelli della seduzione! E noi stupide ci andiamo subito dietro! Mi guardo allo specchio e sì, vedo una donna di mezza età un po’ in sovrappeso, ma vedo anche una grande donna che racconta tante cose viste, vissute, provate. Vedo un corpo plasmato dalla mia stessa vita; la sua forma, le sue rughe, le sue cicatrici, raccontano l’avvicendarsi del mio passato, di quello che sono stata, di quello che sono ora, scritto su di esso. Ruga dopo ruga, cicatrice dopo cicatrice… Meglio di qualsiasi tatuaggio. È il testimone del mio vissuto, attraverso di lui ho agito, sentito, sperimentato, mi sono espressa e continuo a farlo. Il mio corpo è la mia storia. Il mio presente. Per il momento, anche il mio futuro.

Lui: non pensavo che la menopausa potesse essere un problema per te, che le trasformazioni che avvengono potevano metterti in difficoltà. D’altro canto succede a tutte, che problema c’è? Quando i cambiamenti sono iniziati e tu eri più irascibile, dicevi che sentivi caldo, che non ne avevi voglia, ho pensato che non volevi più fare l’amore perché non ti piacevo più, pensavo di non essere più attraente per te. Sono andato un po’ in crisi.
Allora, anziché parlartene, ho iniziato a “ciattare” in internet, a frequentare siti porno e a cercare sesso facile, per provare a me stesso che ero ancora potente e piacevole. Quando mi hai “beccato”, sono stati cazzi. Abbiamo rischiato grosso quella volta. Siamo entrati in stallo, non il primo, non l’ultimo.
È durato quasi un anno, nel quale sono stato costretto a raccontarti tutto, a vuotare il sacco. Non tanto le mie scappatelle telematiche, ma le mie più intime paure, mi sono messo a nudo, rispetto all’incapacità di far fronte ai cambiamenti del corpo… il tuo, ma anche il mio, della mia testa, dei miei pensieri. Ho confuso la crisi della mezza età con tutti i suoi cambiamenti, con una crisi di amore fra noi. Una crisi personale, con una crisi di coppia. Scusami.
Credo che, se siamo ancora insieme e più forti di prima, è perché in quell’occasione abbiamo proprio grattato il fondo. Tu hai capito la mia paura di non piacerti più, hai capito la mia paura della vita che sfuggiva, della vecchiaia che si avvicinava, dell’impotenza, del non riuscire più a essere apprezzato come uomo, come maschio, come persona.
Il tuo corpo che cambiava era lo specchio del mio che cambiava… all’inizio questo specchio reciproco ci ha spaventato, nessuno dei due voleva riconoscersi nei cambiamenti dell’altro, se il tuo corpo invecchiava…anche il mio, doveva farlo.  Ti ringrazio per il tempo e la dedizione che hai saputo dare alla nostra coppia. Ti ringrazio per le carezze e le effusioni amorose che ancora ci scambiamo come graditi doni.

Lei: ce ne sono stati di momenti stressanti nella nostra vita, a noi sono sembrati pesanti, insormontabili, ma probabilmente fanno parte della vita di tutti. Il tuo licenziamento, la mia malattia … i figli che diventano grandi e lasciano il nido (facendoci sentire vecchi), i nostri genitori che se ne vanno o hanno bisogno di essere accuditi, peggio dei bambini, facendoci pensare che i prossimi potremmo essere noi.
Tu c’eri per me, io c’ero per te, ci siamo tenuti forte-forte in quegli attimi. A volte abbiamo anche barato, raccontandoci che sarebbe passata presto.
Come succede per le bufere, anche quei momenti fanno così: arrivano, buttano per aria tutto, devastano, ma poi se ne vanno e noi siamo ancora qui, a continuare a tenerci forte-forte e a voler costruire.
Il nostro segreto di coppia di lunga vita? Il non darci mai per scontati, il non pensare che piaciuti e scelti una volta, lo era per sempre.
Sapere che “per sempre” voleva dire decidere di scegliersi tutte le mattine, anche se quel giorno poteva essere più difficile di un altro, con disponibilità, ascoltandoci, spesso aspettandoci, perché non sempre si arriva alle cose nello stesso momento, una volta mi aspetti tu, una volta ti aspetto io.
Quando succedeva, che ci perdevamo un po’ di vista e non curavamo più la nostra unione, uno di noi si accorgeva e diceva “dove siamo, dove stiamo andando, ci siamo ancora?”
Allora capivamo che c’era bisogno di un po’ di terapia intensiva di coppia, a volte bastava scappare da casa per un fine settimana (i figli dai nonni), una fuga romantica, tu ed io per farci un po’ di coccole in santa pace o per “scornarci”, fino a quando non c’era più astio, non c’era più rabbia, esausti, vuoti. Fino a quando avevamo vomitato tutto, ma proprio tutto.
Quello era il punto in cui decidevamo se ci credevamo ancora, se potevamo ancora scommettere su di noi. Abbiamo pensato seriamente di separarci credendo che forse, stavamo in coppia per convenienza, paura, per non deludere le persone a noi care, per salvaguardare l’immagine del “Mulino Bianco”.
Quella volta la fuga romantica non è servita, c’era bisogno di qualcuno, fuori di noi, che ci aiutasse a capire com’eravamo messi, se c’erano ancora margini di contatto. Abbiamo trovato la soluzione, il confrontarci con una terza persona, siamo andati da un consulente di coppia.  L’abbiamo scelto insieme, dovevamo essere convinti entrambi, io ho cercato in internet, tu hai telefonato.
Una serie di “giochini” da fare tra di noi, a volte è stato divertente, a volte un lavoro intimo, molto pesante e duro. Ci siamo dovuti arrendere al pensiero di non essere più le persone che eravamo, di essere cambiati.
Il punto era stabilire se le persone che siamo diventate si piacevano ancora, potevano ancora avere obiettivi e progetti comuni. Senza dover sacrificare, alla coppia, la propria personalità, i propri progetti, i propri obiettivi.
Sono bastate poche sedute, per ricordarci che noi c’eravamo “presi per amore”, poche sedute, per capire che avevamo ancora molto da dirci, molto da darci. Per decidere che…sì anche oggi ti dico che ti amo.
Ora siamo più uniti di prima, abbiamo capito che ci si sceglie con il cuore, quando ci s’innamora, è il sentimento che fa partire il tutto. Poi, però è il cervello che fa crescere l’amore e lo fa maturare e infine una buona sessualità tiene insieme il tutto. Una cosa tipo: l’amore è quella cosa che nasce nel cuore, cresce con il cervello, è nutrito da patata e pisello! 2)

2) Lettura consigliata – Solo l’amore non basta- Cesar Romao ed. Taita Press

Lui: quella volta che ho tradito mia moglie l’ho fatto solo per libidine, probabilmente in un momento di bassa autostima, solo per confermare a me stesso che ero ancora capace di “far attizzare” nonostante l’inizio di pancetta e il grigio nei capelli. … (continua)

MADDALENA, IN UNA TUTTE… TUTTE IN UNA,
IL POTERE CREATIVO DELLE DONNE

Ovviamente non sono una stria (strega), altrimenti con tutte le maledizioni che ho tirato quel 20 dicembre del 1673, qualcosa sarebbe successa, gli si sarebbero seccati i coglioni a tutti quegli stronzi del Magnifico Consiglio della Contea di Bormio. 1) 1)

Maddalena Giordani nasce dalle parti di Pedenosso, vicino alle sorgenti dell’Adda, attorno alla metà del 1600 e muore nel 1724 (caso eccezionale, quasi miracoloso, per una donna dell’epoca), non si è mai sposata e non ha mai avuto figli; quasi tutti i personaggi di questa storia sono veramente vissuti nella Contea di Bormio che, all’epoca dei fatti, apparteneva alla Repubblica delle Tre Leghe del Canton Grigione.

“Aveva gli occhi neri e i capelli biondi ed era tanto gentile e caro il mio amato Marendin, l’unico uomo che ho amato nella mia lunga, lunga vita”.
Quel giorno l’ho visto passare sulla slitta trainata dai cavalli, le mani legate dietro la schiena, dimagrito, tutto il corpo segnato dal lungo tempo in prigionia e dalle tremende torture, servite per fargli confessare ciò che non aveva mai fatto, la “fattura” contro mia sorella Maria.
Lo stesso giorno, ma dell’anno prima, su quella stessa slitta saliva la sua mamma, diretta in piazza Kuerc a Bormio, per ascoltare la sua sentenza di morte, anche lei, era stata accusata di stregoneria.
Come la madre, anche il figlio, avrebbe terminato il suo ultimo giorno di vita al Prato della Giustizia, sul patibolo. Gli avrebbero prima staccato la testa per poi bruciarlo, come si faceva con streghe e stregoni, sul rogo… stesso spettacolo dell’anno prima. Un atto di clemenza, quello di bruciarlo dopo avergli tagliato la testa, non a tutti riservato.
Lui non era uno strione (stregone), lui era innocente. Era tutta colpa della mia stupida, stupida, ignorante ed invidiosa sorella Maria.
Lei non lo vedeva di buon occhio, perché la sua mamma era stata bruciata. Lei non voleva che mi sposasse, per evitare di imparentarsi con la famiglia di una stria. In più, io mi sposavo per amore e non per interesse, come le era successo due anni prima.
Brutta bestia l’invidia! Ti fa gioire della perdita, della sconfitta dell’invidiato, più che della gioia che ti darebbe, il raggiungere il suo stesso obiettivo. Così lei, ha deciso di denunciare il mio amato e distruggere il nostro amore, più che ricercare e creare l’amore per lei.
Marendin ed io ci amavamo davvero. Era strano per quei tempi sposarsi per amore. “Aveva gli occhi neri e i capelli biondi ed era tanto gentile e caro il mio amato Marendin”. 2)

2) Questa era la frase che si dice, ripeteva negli ultimi giorni della sua vita Maddalena.

Mentre passava con la slitta, mi ha visto, insieme alle altre donne su un muretto. Il suo sguardo si è acceso, per un momento è tornato lui e ha visto la grandezza del nostro amore. Poi di nuovo si è rabbuiato, rassegnato alla morte o forse anelandola, dopo tante torture, del corpo, della mente e dell’anima. Pensava al momento in cui si sarebbe ritrovato con la sua cara mamma, forse, quasi contento di porre fine a tutto quello schifo che aveva vissuto, da quando lo avevano arrestato, la sera del 2 marzo del 1673.   3)

3) Fino a qui la storia è vera, documentata con prove scritte e dovizia di particolari, che mi hanno indignato mentre leggevo il bellissimo libro dello studioso Massimo Bormetti “Al tempo delle streghe” Bissoni Editore- Sondrio. Da qui in poi è tutto frutto della mia immaginazione, nel senso che la vera Maddalena presumibilmente non ha fatto e detto, tutto quello che racconterò. Ci sono però prove scritte su libri, sui documenti e sui corpi delle femmine che ci hanno preceduto. Prove che narrano di quanto dura, piena di vittime, sangue e ingiustizia è la strada che le donne hanno percorso, nel cammino, verso l’affrancamento e l’emancipazione. Un grazie, con tutto il mio amore, alle sorelle prima di me, che con la loro vita, più spesso con la loro morte, mi permettono oggi di ESSERE COME SONO. Loro sono dentro la memoria delle mie cellule, sono nei miei pensieri, sono parte della mia anima, la loro storia è la mia storia. GRAZIE ANCORA A TUTTE LE EVA. La storia di Maddalena è scritta anche per ricordarci questo.

Tempi bui sono quelli che vivo nella mia bella valle, una volta ricca e fiorente; tempi grami, dati dal susseguirsi di un secolo di disgrazie, iniziato con la “guerra dei trent’anni”, che ha portato con sé morti, fame, devastazione, violenza, malattie. Partita come guerra religiosa, ha proseguito come guerra di potere tra le grandi dinastie europee. Il contendersi dei passi montani strategici, da parte di eserciti di orchi, con differenti bandiere. Varchi troppo importanti per il ricco commercio tra la Serenissima e la grande pianura, con il resto dei potenti regni del nord. Quei demoni, gli unici e veri demoni che io abbia mai visto e conosciuto, con pelle, occhi e Dio diverso, non hanno mai chiesto il permesso per entrare nelle case. Non hanno mai pagato, per le bestie che uccidevano e si mangiavano. Per tutte le scorte di cibo che la mia gente faticava a metter nelle dispense per l’inverno e che loro depredavano.
La pellagra, morivano di pellagra e di stenti le nostre genti, i nostri bambini.
I Lanzichenecchi hanno portato su dal lago di Como la peste. Inutile è stato chiudere le frontiere, c’erano gli untori, i monatti, la morte.
Odiose guerre, in nome di DIO fra protestanti e cattolici, questi ultimi hanno massacrato in pochi giorni quattrocento riformati di Lutero, solo perché la pensavano in maniera diversa.
Che razza di Dio è quello che vuole tutte queste morti?
Io nasco trent’anni dopo, con la gente imbruttita dalla violenza, dai patimenti, dall’ignoranza e dalle malattie. Nasco in un tempo che brucia le streghe… (continua)

MANUELA
SPECCHIO, SERVO DELLE MIE BRAME….

Possibile che i responsabili alle vendite di questi grandi negozi, non abbiano capito che le luci dei camerini devono essere soffuse? Non così forti, fredde e impietose, mentre illuminano il mio povero, grasso, corpo!

  • Specchio, specchio, servo delle mie brame…-

Dovrebbero usare gli specchi del luna park, quelli che allungano e smagriscono, venderebbero di più! Invece, sembra usino quelli che allargano… o forse no… Sono io che mi sono nuovamente allargata di una taglia, perché la cerniera non si chiude. Sono taglie finte! Uff… che palla!
Sono diventata una palla, nel senso metaforico e letterale della parola!
Sono tanto depressa e incazzata che non ripongo i vestiti sulle grucce, stizzita, li mollo nel camerino di prova, alla rinfusa.
Se li metta a posto la smilza commessa!
Esco sbattendo la tenda!
Mi fermo al bar del centro commerciale, è ora di merenda.
Non bisogna essere Raffaele Morelli, per sapere che sto compensando la mia frustrazione, con il bombolone alla crema e la coca light (un barlume di finta ponderatezza, quella della bevanda light). 1)

1)Questo è il racconto che ho scritto per ultimo e non a caso. L’argomento mi tocca molto personalmente e il fatto di procrastinarlo, o addirittura (per un momento), di non volerlo più scrivere, ha molto a che vedere con la mia difficoltà nell’affrontarlo.  Non sono obesa come la protagonista, ma sicuramente in sovrappeso e ti assicuro che già ammettere questo, è stato un grande successo, il primo passo. Poi ho detto -Se lo vivo io, probabilmente lo sentono anche tante altre. –  L’onestà che dovevo a te che mi leggi mi ha costretto, se non a “spalle al muro” almeno “fronte specchio”. Me la sono raccontata per un sacco di anni, almeno dieci, che tutto andava bene, anche se continuavo a dover cambiare il guardaroba…

… 1 bis) Questa nota la integro a distanza di venti giorni dall’inizio della scrittura, non ho ancora finito il racconto, sono solo all’inizio, ma voglio dirti subito che cosa mi è successo! Mentre studiavo, leggevo e ricercavo per far parlare Manuela, il solo fatto di ammettere di avere un problema e d’informarmi su di esso, mi ha fatto porre l’attenzione su quello che stavo facendo (le mie cattive abitudini alimentari, come le porzioni eccessive, il condimento molto ricco, i dolciumi sgranocchiati davanti alla TV),
NON MI SONO MESSA A DIETA, HO SOLO POSTO L’ATTENZIONE.
Puoi non crederci, ma sono già dimagrita di 3kg. e non ho ancora affrontato tutti gli aspetti dell’argomento! Torniamo tutte e due a Manuela.

 Sono obbligata a comprare vestiti nuovi, in quelli dell’anno scorso non ci sto più, frequento negozi over-side dove vendono principalmente abiti, dai colori tristi, senza linea né stile. Da “sicura Maria” insomma.
Ho smesso di uscire con gli amici, non sopporto di sentirmi sempre fuori posto, osservata, soppesata.
Mi sento stanca, debole, decadente nella mia immagine fisica e sociale.
Ho smesso di sentirmi bene, di avere progetti, di desiderare, di aspirare ad avere ancora qualcosa per me.
In pratica, ho smesso di vivere con entusiasmo.
Mi accontento di sopravvivere non sopportando più nessuno, sopratutto la mia immagine allo specchio.
Tutto è incominciato verso i quarantasei anni, da persona accomodante e posata, sono diventata, instabile, aggressiva, con periodi più di bassi che di alti. I tanti periodi bassi, sono diventati momenti di abbuffate solitarie, più o meno nascoste. Non so dire da cosa è dipeso, è successo e basta.
Probabilmente la premenopausa.
Sicuramente, il peso che aumentava non mi metteva di buonumore, semmai, aumentava il mio senso di colpa e di antipatia verso me stessa.
Ho iniziato a prendere e non lasciare più 3 kg. di “ciccia” l’anno, quindi ora sono obesa.
Un’obesa in menopausa, con tutte le paranoie legate all’obesità, più, tutte quelle legate alla menopausa! Non facile da gestire la triade: cambiamento metabolico-umorale-ormonale! ♠♠►▼▲◄╬╣∑®©∞˃↑≥≡≠≈∩№Ω∂∏⅞ⅎ₡₲₴₽₧₦₮₰₩₪₫•••ῷῗῒᾴᾮᾌήήήήἔἔἔἔἍἍẌẌṧᾮᾌή  (leggi… non so se ce la posso fare) (continua)

BARBARA E IL PIANO PERINEALE…
QUESTO SCONOSCIUTO!
Ginnastica per piani incontinenti, ginnastica per vagine esuberanti.

Sono sul divano, alla tv danno “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”, uno dei film che consiglio nel percorso sulla menopausa.
Pensa che caso, la settimana prossima ne faccio vedere uno spezzone ad un gruppo, nato spontaneamente, si chiama “Donne con ventaglio”.
C’è una scena, fra le tante, che amo particolarmente, quella esilarante di Evelyn al parcheggio, all’urlo liberatorio e trasformante di -Towanda! – tampona ripetutamente la macchina delle “antagoniste”.
Facendo nascere, da dentro sé stessa, dal suo utero che non sanguina più, una nuova donna, una nuova Evelyn, pronta ad affrontare la vita con più forza, determinazione e libertà.
Per chi volesse vedere lo spezzone:

https://www.youtube.com/watch?v=4S74mMvS8qc )

Ed ecco, sul più bello della scena, parte la pubblicità… che rottura!
Noooo! È quella delle due donne che, entrano in ascensore, imbarazzate dalla possibilità che si senta l’odore delle loro perdite urinarie ma, nel contempo, FELICI! Perché hanno risolto il loro problema, mettendo l’ennesimo assorbente!
Siamo destinate a diventare portatrici seriali di assorbenti.
Perdiamo sempre qualcosa: il sangue mestruale, le perdite tra un ciclo e l’altro, quelle di urina o ancora le perdite da vaginite.
Indossando sempre un pannolino, i genitali s’infettano con il continuo macerarsi, prodotto dall’uso quotidiano di cellulosa, trattata con sostanze anti-odore e plastica! La vulva ha bisogno di prendere aria!
Non solo, in questa pubblicità, che ci descrive come sempre gocciolanti, sempre perdenti (in pratica dei rubinetti rotti), la cosa più tragica, è la faccia soddisfatta delle protagoniste, che risolvono il tutto, accettando con “naturalezza e soddisfazione” di portare l’ennesimo assorbente.
IL messaggio è terribile, passa di fatto, il concetto che è NORMALE avere certi problemi per noi donne, soprattutto a una certa età.
È frequente ma non è normale!
Ovviamente, non c’è una pubblicità analoga per i signori uomini “prostatici incontinenti”. Anche qui, due pesi due misure.
Comunque sono tutte palle! Non è regolare farsela sotto e se succede, metto sì un’assorbente ma, ne parlo con il mio medico, che m’indirizzerà presso una figura professionale adatta.
Urologo, ginecologo, ostetrica, fisioterapista…che deciderà, insieme a te, qual’ è la soluzione migliore: riabilitazione, terapia farmacologica, biofeedback, intervento…
Certamente, le ditte produttrici ci guadagnano di più, con la nostra dipendenza da assorbente che con il miglioramento o la guarigione dall’incontinenza. Anche se c’è da dire che, su alcuni siti, le stesse ditte pubblicano consigli utili e indicazioni per gli esercizi di ginnastica per l’incontinenza.
A questo punto però, è meglio che mi presenti.
Ciao, sono Barbara, direi che ora tocca a me raccontare e sarà un racconto un po’ più tecnico, rispetto agli altri.
Sono un’ostetrica, cioè colei che sta accanto… (dal latino OB davanti STETRICEM stare), accanto alle donne non solo nel parto ma, anche nell’arco di tutta la loro vita.
Negli ultimi decenni, ci siamo lanciate, nel tener corsi di educazione sessuale e alla nascita, ci cimentiamo nel condurre gruppi di accompagnamento all’adolescenza, al climaterio e alla riabilitazione del piano perineale, per prevenire o limitare l’uso del pannolino… appunto.
Ed è del perineo che voglio parlare in questo capitolo della “Donna con ventaglio”.
Il piano perineale, questo sconosciuto.
Nelle “cose da femmina” della nostra cultura, non è previsto l’insegnamento della funzionalità perineale.
Ne incominciamo a parlare nei corsi di educazione alla nascita, in alcuni incontri facciamo degli esercizi di tonicità e rilassamento della parte, con lo scopo di porre attenzione e consapevolezza, su una porzione così importante e attiva al momento del parto.
In Italia, purtroppo, il perineo si scopre solo per l’utilità nel momento della nascita o per la patologia dell’incontinenza o del prolasso. Comunque sempre tardi e solo per le problematiche che comporta.
Diversa è la conoscenza del piano perineale in altre civiltà: in Asia, in America del centro-sud e nel nord dell’Europa, le donne, sono introdotte all’argomento perineo fin da ragazzine e il tema principe è il piacere, cioè la ricerca del piacere femminile e maschile attraverso il rapporto sessuale.
In altri paesi, meno limitanti del nostro, la palestra che le donne frequentano non è quella che ti fa venire bicipiti e addominali da uomo ma, vagine forti e volitive, allenate a procurare orgasmi megagalattici per loro e per le persone che queste donne scelgono come partners sessuali.
Ah, forse è giunto il momento di dire che sono anche una consulente sessuale, quindi, in questo scritto, si parlerà anche della ginnastica perineale legata al piacere della donna.
La ginnastica, aumenta il senso della femminilità e la comprensione di come funzioniamo; concetti, non così automatici per le signore occidentali.
Il perineo, questa parte così: nascosta, non pubblica, non facilmente accessibile come succede al viso o alle mani. Che serve per cose giudicate spiacevoli, schifose e puzzolenti, come fare la cacca o la pipì, piene di sangue ogni mese, solitamente legate a un pensiero di “sconcezza” più che di salute… Esagero?
Vostra madre ha mai esaltato le virtù della vostra patata?
Quanto è importante, la salute di questa zona, che noi misconosciamo?Pensate cosa vorrebbe dire, dal punto di vista del benessere, avere problemi di cacca, di pipì o sessuali.
Madre natura ha fatto in modo che i bisogni fisiologici, legati alla sopravvivenza della specie, fossero collegati al piacere:
non è piacere, quando si ha fame, mangiare?
Non è piacere, quando si ha sete, bere?
Non è piacere, quando si ha sonno, dormire?
Non è piacere, quando si ha voglia, fare sesso?
Non è piacere, quando si ha urgenza di fare la pipì, farla?
Non è piacere, quando si ha urgenza di fare la cacca, farla?
Dopo tutta questa piacevolezza, mi spiegate come abbiamo fatto ad arrivare a credere, che il perineo, il suo contenuto, le sue funzioni, siano schifose?
Forse, perché in alcuni testi scientifici antichi, era addirittura chiamata “cloaca- fogna”.
A volte, anche la scienza sbaglia.
Il risultato però è questo: ci hanno raccontato dello schifo e noi, pirlone, ci crediamo. Non basta, lo continuiamo a far credere anche alle nostre figlie: non mettere le mani lì, lavati, lavati, lavati, porcellina!
Questi muscoli sono legati alla sessualità e il loro benessere è fondamentale nel piacere, al punto che, una tensione cronica, può causare un’ipertono e quindi dolori durante la penetrazione (dispareunia).
Ci sono donne affette da vaginismo (impossibilità ad avere rapporti penetrativi o anche a essere visitate dal ginecologo), che oltre ad un supporto psicologico richiedono una riabilitazione, nel senso di lavoro corporeo di rilassamento, dei muscoli pelvici.
Una muscolatura valida nella sua “tonielasticità”, aumenta la “sensorialità” e quindi la sensazione orgasmica.
La ginnastica pelvica, ha anche indicazioni ginecologiche-urologiche per i disturbi mestruali (dismenorrea), le infezioni come le cistiti, perché migliora la circolazione pelvica, quindi ossigena meglio le cellule, facilitando i processi di guarigione e nutrimento dei tessuti.
Nella menopausa, per lo stesso motivo, la ginnastica, favorisce la lubrificazione migliorando la secchezza vaginale, così frequente in questo periodo.
Un pavimento pelvico sano e tonico è alla base di una postura corretta e di una schiena rilassata.
Non sono molto pratica di chakra, chiedo scusa in anticipo per la superficialità con cui affronto l’argomento; dico solo che il perineo, è il luogo del primo chakra, quello della vita, della terra, delle radici, del sostegno. Quindi, della sicurezza personale, della vitalità dell’individuo. È l’esistenza stessa, legata anche al valore che mi attribuisco, alla mia autostima.
Evelyn l’urlo di “Towanda” lo fa nascere da lì, dal perineo!
Nel bacino poi e più precisamente nel sacro, risiede dormiente la Kundalini, il serpente che, risvegliato, srotola le sue spire e porta l’individuo da uno stato arcaico, all’illuminazione spirituale.
Beh, mica “micio, micio, bau, bau”… (continua)